martedì 27 dicembre 2011

Italia ricorda Guttuso, nasceva 100 anni fa


Libri, incontri e mostre per l'anniversario del grande pittore e straordinario testimone dei tempi

ROMA - Libri, incontri, mostre organizzate in tutta Italia celebrano il centenario della nascita di Renato Guttuso, grande pittore e straordinario testimone dei tempi, capace di tradurre sulla tela l'impegno morale e civile che contraddistinse la sua arte fino dai precocissimi esordi.
Nato a Bagheria il 26 dicembre 1911 in una famiglia di idee liberali (la nascita fu denunciata a Palermo il 2 gennaio 1912 per contrasti con l'amministrazione comunale di Bagheria), manifesto' gia' in tenera eta' la predisposizione alla pittura. A 13 anni datava e firmava i propri quadri. Nel 1928, diciassettenne, partecipo' alla sua prima mostra collettiva a Palermo, dove si era trasferito per gli studi.
La sua arte sociale matura alla fine degli anni '30 durante un soggiorno a Milano. Poi a Roma, dove stringe rapporti con colleghi come Mazzacurati, Fazzini, Cagli, ma soprattutto con il critico Antonello Trombadori, con cui inizio' un sodalizio intellettuale e politico che lo accompagno' per tutta la vita. Se la Crocifissione fu il dipinto che gli dette la fama, pur fra mille polemiche da parte del clero e del fascio, la sua ricerca pittorica non venne mai meno anche negli anni difficili della guerra.
Sposata nel '47 la compagna e fidata confidente Mimise, realizzo' opere come Pausa dal lavoro, diventata simbolo della rinascita, a cui lo stesso Pasolini dedico' una poesia, capolavori quali Canottieri che cantano, L'occupazione delle terre incolte che presento' alla Biennale di Venezia del 1950.
Intanto la figura femminile diventava dominante nella pittura come lo fu nella vita privata e fra i dipinti piu' grandi figura Donne stanze paesaggi oggetti del '67, oggi esposto alla galleria comunale di Bagheria. Senza parlare della serie di opere in cui ritrae Marta Marzotto, musa ispiratrice e modella prediletta, a cui fu legato sentimentalmente per lunghi anni.
L'afflato civile, pero', non viene mai meno. Degli anni '70 sono le opere piu' celebrate, dai Funerali di Togliatti (1972) alla Vucciria (1974), meraviglioso affresco del mercato palermitano dove il realismo e' crudo e sanguigno come le carni esposte sui banconi insieme a un tripudio di ortaggi e frutta.
Muore nel 1987 in malinconico isolamento, dopo la scomparsa della moglie. Una morte in odore di conversione, che divenne un caso animando le cronache del tempo. A Bagheria, Guttuso lascio' molte opere, oggi conservate nel museo di Villa Cattolica dove venne sepolto. La sua tomba e' opera dello scultore e amico Giacomo Manzu'.
fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/spettacolo/2011/12/26/visualizza_new.html_18340062.html

domenica 25 dicembre 2011

Il terrore dell’autentica Negli Usa e in Gran Bretagna nessuno osa più negare un’autentica nel timore di essere citato per danni ingentissimi da feroci avvocati d’assalto

Londra. La notizia che uno studioso di fama si sia sentito obbligato a fornire un’opinione dettagliata su un gruppo di disegni attribuiti a Francis Bacon (cfr. articolo a p. 14) evidenzia la crescente paura tra gli esperti di essere citati in giudizio in conseguenza delle proprie opinioni. Su consiglio dei suoi legali, Martin Harrison (che ha diffusamente studiato e pubblicato saggi sull’arte del XIX e XX secolo e ha redatto il catalogo ragionato di Bacon) si limiterà a dire che questi disegni, che alcuni sospettano essere falsi, sono «diversi da qualsiasi opera autenticata».
Un seminario aperto su questi disegni si dovrebbe tenere al Courtauld Institute di Londra il 25 gennaio. Un problema analogo si era presentato lo scorso anno in merito a un gruppo di gessi attribuiti a Edgar Degas recentemente ritrovati. Le opinioni circa la loro autenticità sono controverse, ma molti tra quelli che esprimono dubbi, tra cui gli studiosi dell’artista Richard Kendall, dello Sterling and Francine Clark Art Institute nel Massachusetts, e Patricia Failing, della University of Washington, hanno deciso di non discutere pubblicamente la questione. «Molti esperti sono riluttanti a fornire la loro opinione in pubblico per il rischio di azioni legali, che per altro non sono affatto improbabili, dice Karen Sanig, capo dell’ufficio legale sull’arte da Mishcon de Reya, a Londra. Questa percezione sta producendo un effetto di cautela nel mondo accademico. Il problema è diventato sempre più evidente nel corso degli ultimi sei mesi, in parte a causa dell’eco data dalla stampa alle vicende di autenticazione». Con una così forte crescita dei prezzi per l’arte del XX secolo nel corso dell’ultimo decennio, non sorprende affatto che queste dispute siano diventate così accese.

Litigiosità
A New York, il legale dell’arte Ronald Spencer, dello studio Carter, Ledyard and Milburn, concorda con Sanig: «È davvero un problema serio. Gli specialisti sono spesso accademici con stipendi in genere inferiori ai 100mila dollari all’anno e non possono permettersi vertenze legali. Hanno il terrore di essere coinvolti in qualche causa, persino quando potrebbero ragionevolmente uscirne vincitori». Ammette l’esistenza di molti casi di questo genere negli Stati Uniti: «Sarà un luogo comune, ma qui siamo molto più litigiosi...». Secondo Spencer il sistema statunitense, con il fatto che il querelante non deve pagare le spese legali della parte avversa nel caso in cui vinca la causa, incoraggia il fenomeno. «In Inghilterra, dice Sanig, sarebbe difficile avere successo nei confronti di qualcuno che fornisca la propria onesta opinione in un dibattito pubblico, in buona fede. Negli Stati Uniti, invece, possono esserci le basi per rivendicazioni che non esisterebbero nel Regno Unito. Questo però non significa che la causa possa avere più probabilità di successo rispetto al Regno Unito». Quali sono gli appigli per azioni di questo genere? I proprietari alla ricerca di autentiche, se non ottengono un sigillo di autenticità per le loro opere si rivolgono sempre più volentieri al tribunale, a volte chiedendo ingenti danni. Le possibili motivazioni per intentare una causa comprendono la denigrazione dell’opera, la negligenza, la diffamazione o persino la frode.
Negli Stati Uniti, i querelanti hanno portato in tribunale comitati di autenticazione ai sensi delle leggi sull’antitrust, accusandoli di cospirazione al fine di escludere pezzi autentici dal mercato allo scopo di aumentare il valore delle loro proprietà personali. Questo è il modo in cui Joe Simon-Whelan ha cercato di ottenere che l’Andy Warhol Art Authentication Board cambiasse opinione in merito al suo autoritratto di Warhol «red», 1967. Simon-Whelan abbandonò la causa perché a corto di denaro: il comitato ha ora anche annunciato il proprio scioglimento all’inizio del prossimo anno, a causa del costo enorme delle spese legali (
cfr. lo scorso numero, p. 20). Per la stessa ragione, la Pollock-Krasner Foundation si sciolse nel 1995 dopo aver completato il catalogo ragionato dell’opera di Jackson Pollock, ma questo non ha impedito che fosse citata in giudizio parecchie volte su opere controverse.
La compilazione di cataloghi ragionati è un’altra potenziale fonte di rischio. Il curatore parigino Marc Restellini ha abbandonato la preparazione del catalogo dei disegni di Modigliani dopo la citazione da parte di un collezionista i cui due disegni erano stati esclusi. Anche Nancy Mathews, presidentessa della
Catalogue Raisonné Scholars Association, fa riferimento ai rischi. «Esprimere un’opinione negativa può esporre uno studioso all’ira del proprietario, dice. Negli Stati Uniti, questo può scatenare l’azione legale del proprietario, che sia giustificata o meno e causa problemi allo studioso anche in assenza di reali basi legali». La maggior parte di queste cause non raggiungono gli obiettivi. Tuttavia, dice John R. Cahill, legale dell’arte da Lynn and Cahill a New York: «Anche una causa legale priva di fondamenti costa denaro alla parte citata e sta suscitando molta cautela in fondazioni e studiosi». Anche mantenere il silenzio può essere pericoloso. Casi recenti hanno visto proprietari di opere attaccare specialisti e comitati per essersi astenuti dal fornire un’opinione. Il proprietario di «Fuego Flores», opera del 1983 di Jean-Michel Basquiat, ha citato il comitato di autenticazione dell’artista, richiedendogli di giungere a una decisione o pagare danni fino a 5 milioni di dollari. Dopo l’archiviazione della causa, il Basquiat Authentication Committee ha dichiarato l’opera autentica. Molti temono che alcune personalità possano iniziare ad aver paura di parlare apertamente in dibattiti pubblici e anche le istituzioni sono preoccupate. Sanig afferma che i più importanti musei degli Stati Uniti impediscono ai loro curatori di esprimere opinioni in materia di autenticazione. Tuttavia, ciò può essere risolto chiedendo alle parti interessate una dichiarazione di scarico di responsabilità o un’indennità per i costi legali, allo scopo di far proseguire il dibattito accademico.
Che cosa può fare uno specialista per difendersi dal rischio di azioni legali? «Negli Stati Uniti la legge è tale per cui il proprietario di un’opera d’arte ha il diritto di portarti in tribunale se esprimi un’opinione che non sia stata da lui espressamente richiesta. Gli autori di cataloghi ragionati l’hanno imparato, per questo è sempre parte di una corretta procedura offrire opinioni solo al proprietario e solo se richieste», dice Mathews. Le case d’asta hanno pagine di clausole scritte a caratteri microscopici alla fine dei loro cataloghi di vendita, oltre a team legali, e i mercanti riportano in genere i loro obblighi contrattuali sulle loro fatture di vendita. Ma questo non è servito a evitare un gran numero di cause importanti. La recente azione nei confronti di Christie’s in merito all’opera su pergamena di Leonardo, «La Bella Principessa», ha messo in rilievo la vulnerabilità delle case d’asta accusate di abuso e negligenza (Christie’s vinse sulla base di un ritardo nella citazione, ma il querelante è ricorso in appello). «Molti dei problemi nascono dal fatto che non esiste un regime internazionale stabilito per il processo di verifica in genere e l’autenticazione nel mondo dell’arte. In molti si fidano dell’opinione di pochi esperti, e questo li rende potenzialmente vulnerabili o troppo potenti», dice Sanig. I tribunali sono comunque i posti meno appropriati per risolvere le dispute nel campo della storia dell’arte. «I tribunali, certamente dalla causa  Ruskin contro Whistler nel 1878, sono spesso stati poco più che un veicolo utilizzato dalla magistratura per mettere in evidenza la propria ignoranza», dice Harrison. Molteplici casi hanno visto i giudici rigettare le opinioni degli esperti: ad esempio, nel caso di un’opera di Alexander Calder, il giudice ha dichiarato il pezzo autentico, ignorando l’opinione del più autorevole mercante di Calder e della Calder Foundation, sostenendo che non si trattava di una contraffazione ma di un «assemblaggio improprio». Il «mobile», costato ai proprietari 500mila dollari, non si trova nel catalogo ragionato di Calder, e si dice languisca in uno scantinato, ora considerato invendibile.
Come risultato del tutto evidente, i falsi non vengono denunciati, il che significa che gente onesta può essere ingannata. Non si può che comprendere le ragioni del mercante e collezionista Eugene Thaw che, interrogato sul perché non specificasse le ragioni di dubitare per un’attribuzione a Jackson Pollock, ha detto: «Mi porterebbero in tribunale».

Fonte:
http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2011/11/111121.htm

sabato 3 dicembre 2011

Leonardo: spunta un suo nuovo dipinto

Studioso su tela avrebbe scoperto firma e autoritratto


di Silvia Lambertucci

Un pastore nell'atto di tosare una pecora sullo sfondo di un paesaggio collinare punteggiato da architetture. Proprio nelle settimane in cui a Londra viene applaudita come evento dell'anno la grande mostra dedicata a Leonardo, spunta in Italia un nuovo dipinto attribuito al geniale artista toscano. A firmare l'attribuzione è Luciano Buso, pittore e studioso trevigiano che da tempo rivendica la scoperta di una tecnica di scrittura nascosta usata dai pittori dell'antichità e tramandata di bottega in bottega fino quasi ai giorni nostri come sorta di incancellabile autentica delle opere. Autore di un lungo studio sulle firme celate nei dipinti (tra questi anche la Gioconda) di cui è stata pubblicata all'inizio del 2011 una prima anticipazione ("Firme e date celate nei dipinti da Giotto ai tempi nostri", a cura di Luciano Buso, Duck Edizioni), Buso sottolinea di aver ritrovato copiose scritte anche in questa tela rinascimentale, insieme con quella che sarebbe la data di composizione, il 1508. Di più: nei tratti del pastore "vista anche la straordinaria somiglianza con il volto sinora conosciuto di Leonardo da Vinci", lo studioso riconosce un "probabile autoritratto" del Maestro.

La tela è di proprietà di un privato di cui non viene diffuso il nome. Inserito in una bella cornice coeva, precisa lo studioso nella sua relazione, il dipinto appare purtroppo in condizioni non buone. La tela è integra, premette, senza "alcuna caduta di materiale originale", esaminata all'ultravioletto presenta "pochi ritocchi pittorici , tra cui un rinforzo del colore nero degli occhi". Ha però "probabilmente subito in epoche precedenti delle puliture non testate, tali per cui risulta essere impoverita delle velature e delle lacche". In particolare, argomenta Buso, il cielo appare "totalmente ridipinto", una ridipintura eseguita senza togliere la tela dalla cornice e che "rende il cielo privo della preziosa profondità creata dal maestro". L'impoverimento delle velature sarebbe evidente anche nell'incarnato dell'anziano pastore. Cionondimeno Buso è certo che si tratti di un'opera autografa di Leonardo. Lo dimostrano, dice, "le tantissime scritte celate emerse nell'intera superficie dell'opera". Nelle "chiare scritte criptate", sostiene , ricorre molte volte la data 1508, oltre a svariate iniziali del nome e anche il nome per intero "Leonardus'. "Una grande lettera L risultata essere originale come le altre scritte-aggiunge- appare in basso a sinistra, del tutto simile a quella apparsa nella Gioconda, semivisibile anche ad occhio nudo, seguita poi dalle lettere 'da' e 'V'". L'intero nome Leonardus sarebbe nascosto invece tra i riccioli della pecora. Sulla testa del pastore diverse L, che secondo Buso comproverebbero l'intenzione di Leonardo di indicare nei tratti dell'uomo il suo autoritratto. E ancora: diverse date e iniziali sarebbero state vergate "da sinistra verso destra", particolarità che il restauratore ricorda di aver ravvisato anche nelle lettere identificate nella Gioconda e che comproverebbe la caratteristica di ambidestro del pittore. La scoperta, anticipa, verrà inclusa in un grande dossier sulle 'firme celate da Giotto ai giorni nostri'' di prossima pubblicazione. A questo proposito, dal pittore veneto anche una polemica con Chiara Frugoni, la studiosa italiana che qualche settimana fa ha annunciato di aver scoperto in un affresco di Giotto la presenza del volto di un demone,una scoperta di cui Buso rivendica la primogenitura, ricordando di aver pubblicato un analogo studio in un capitolo del primo volume sulle scritte celate.

Le avanguardie russe in mostra a Palermo

Sessanta capolavori da Kandinskij a Malevic,dalla Goncarova a Kuprin

Palermo. Snono esposte da oggi (inaugurazione alle 18) al 20 marzo, al Reale Albergo dei Poveri, sessanta fondamentali opere dell'arte russa del XX secolo. Provengono da decine di musei russi per rintracciare i legami e le influenze fra il mondo artistico russo e quello occidentale, spaziando da Cézanne, Gauguin, Picasso alle espressioni cubofuturiste fino al Suprematismo e al Costruttivismo. Opere eccezionali, alcune inedite in Italia (di Piotr Koncalovskij, Natalia Goncarova ed altri) tra capolavori di Kandinskij, Malevic, Ljubov Popova, Rodcenko. Promossa dall'Assessorato dei Beni culturali e dell'Identità Siciliana e curata da Victoria Zubravskaya e Giulia Davì, la mostra fa parte delle iniziative a chiusura dell'Anno della Cultura e della lingua russa in Italia e della Cultura e della lingua italiana in Russia-2011.  Orari: da lunedì a sabato 9-13  15-19. Domenica e festivi chiuso.  Reale Albergo dei Poveri, corso Calatafimi, 217. Ingresso gratuito. Info: www.regione.sicilia.it/beniculturali
di Tina Lepri, edizione online, 2 dicembre 2011
fonte: http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2011/12/111102.html

domenica 27 novembre 2011

Warhol, Rubens del XX secolo

Ad Aosta ottanta opere del re della Pop art

Aosta. Ottanta opere di Andy Warhol giungono al Centro Saint Bénin dal 26 novembre all’11 marzo 2012 per una mostra che ha un titolo degno del luogo, l’ex convento benedettino intestato a San Benigno: «Dall’apparenza alla trascendenza». Dipinti, grafiche, multipli e memorabilia perlustrano tutto l’arco cronologico dell’arte prodotta, tra il 1957 e il 1987, dal re della Pop art, dai ritratti (Mao, Marilyn, Mick Jagger, Liza Minnelli) alle fredde parodie consumistiche (Space Fruits e Campbell’s Soup), alla policromia dei «Flowers». Una curiosità della mostra è riportata nella copertina del catalogo edito da Sala Editori, con testi del curatore della mostra, Francesco Nuvolari, e di Paolo Balmas: è Warhol fotografato al Louvre da Hans Namuth (nella foto) con alle spalle una grande allegoria di Rubens, la «Riconciliazione della regina Maria de’ Medici e suo figlio Luigi XIII». Sfondo del tutto idoneo per l’artista definito da Robert Rosenblum «pittore di corte della sua epoca», come lo fu Rubens, ma tre secoli prima e i re di Francia al posto di Liz.
fonte:
http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2011/10/110586.html

martedì 15 novembre 2011

Mostre: il fulgore del '600 romano in 140 opere

In mostra a Palazzo Venezia Caravaggio, Carracci, Gentileschi

di Nicoletta Castagni
ROMA - Da Caravaggio ai Carracci, da Guido Reni al Saraceni ai Gentilesci: il '600 romano nel suo pieno fulgore è di scena da domani al 5 gennaio a Palazzo Venezia. Esposte 140 opere provenienti da chiese, musei, collezioni private internazionali, come quella inglese che ha concesso in prestito un dipinto inedito attribuito a Caravaggio. Il Sant'Agostino, scoperto dalla storica dell'arte Silvia Danesi Squarzina, al centro di un vivace dibattito, è infatti allestito per la prima volta e sarà oggetto di una tavola rotonda in gennaio. Presentata alla stampa, 'Roma al tempo di Caravaggio 1600-1630' è stata ideata dalla soprintendente del Polo museale Rossella Vodret allo scopo di illustrare anche al largo pubblico la ricchezza delle scuole e dei movimenti nella città eterna dei primi decenni del XVII.
Non a caso, ha spiegato la Vodret, la mostra si doveva intitolare 'Non solo Caravaggio', perché le numerose iniziative espositive degli ultimi anni hanno puntato solo sulla genialità del Merisi e della sua pittura rivoluzionaria. Invece, all'epoca, ha proseguito, "Roma era la capitale d'Europa", attraeva gli artisti più rinomati dal resto d'Italia e dall'estero, anche perché la corte papale, dopo Riforma e Controriforma, era nuovamente impegnata a esprimere la grandezza della Chiesa attraverso opere imponenti. Una varietà straordinaria, non riconducibile solo alla presenza di Caravaggio, che il percorso espositivo restituisce al visitatore grazie all'allestimento di Pier Luigi Pizzi, il quale ha trasformato le sale di Palazzo Venezia nelle navate di una cattedrale, per ospitare, come su altari barocchi, le pale monumentali dei maestri romani.
La mostra si apre proprio con il confronto tra la Madonna di Loreto di Caravaggio (conosciuta anche come 'Madonna dei Pellegrini'), custodita nella chiesa di Sant'Agostino, e il medesimo soggetto (nella chiesa di Sant'Onofrio) di Annibale Carracci, il fulgido rappresentante del classicismo bolognese. Una sorta di provocazione, ha aggiunto Franco Miracco, tra l'impostazione rivoluzionaria del Merisi e un Annibale troppo vicino al suo ambito familiare, ancora lontano dalle sintesi immaginifiche della Galleria Farnese. Eppure le due pale, realizzate negli stessi anni e mai esposte insieme prima d'ora, spiegano tutto quello che verrà dopo: da una parte il classicismo e l'opera di Guido Reni, Domenichino, Lanfranco, che a Roma trovarono importanti commesse e dall'altra i caravaggeschi, le meraviglie dei Gentileschi, di Saraceni, Borgianni, Manfredi. Molti di questi artisti, ha sottolineato la Vodret, sono attualmente poco conosciuti, ma nel primo '600 erano contesi dalle potenti famiglie aristocratiche, nonche' dai pontefici che tornavano ad abbellire la città. Grande interesse, infine, per il Sant'Agostino, di recente attribuito a Caravaggio da Silvia Danesi Squarzina, che ha ritrovato in una collezione inglese il dipinto documentato dagli archivi Giustiniani. Un'opera che lascia ancora qualche ombra, in quanto presenta, ha detto Vodret, "parti spiazzanti, come lo sfondo con i libri". A gennaio saranno presentati i risultati delle indagini diagnostiche che potrebbero dare la parola definitiva sulla paternità dell'opera.
Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cultura/2011/11/15/visualizza_new.html_639089558.html

sabato 12 novembre 2011

Gauguin colora Genova Post-alluvione, mostra a Palazzo Ducale.

Una macchina organizzativa complessa, messa a punto in due anni, si nasconde dietro la mostra Van Gogh e il viaggio di Gauguin, visitabile al Palazzo Ducale di Genova dal 12 novembre al 15 aprile 2012. Un meccanismo perfetto, che non si è fermato neppure davanti all'alluvione che ha colpito il capoluogo ligure il 4 novembre, provocando danni fino a un miliardo di euro.
IN MOSTRA 80 CAPOLAVORI. Per questo la città punta molto sulla rassegna, che espone 80 capolavori prestati in via eccezionale dalle gallerie più prestigiose d’Europa e d’Oltreoceano. E vanta già 60 mila prenotazioni prima dell’apertura, più tutti i laboratori già sold out.
Del resto, Palazzo Ducale del resto non è solo un contenitore espositivo, che l’anno scorso con I colori del Mediterraneo ha registrato 245 mila visitatori, ma organizza appuntamenti, letture e serate che richiamano anche 700-800 persone per volta.
L’apertura della mostra è stata preparata in un clima particolare, come ha raccontato a Lettera43.it Marco Goldin, curatore e anima dell’evento. «Siamo arrivati a Genova pochi giorni prima dell’alluvione e abbiamo affrontato una situazione per la quale, ovviamente, non eravamo preparati. Da fuori città tanti ci hanno chiesto di bloccare tutto, annullare la mostra o almeno rimandarla. A Genova, invece, tutti ci hanno spinto ad andare avanti, ad avere coraggio. E in ogni caso, sarebbe stato complicato fermare una macchina messa in moto da due anni, con gli aerei già in partenza, alcuni già arrivati, i camion in giro per l’Europa. E le assicurazioni di tutto il mondo non avrebbero capito».

Fra i prestiti, infatti, figurano quadri di William Turner avuti dalla Tate Gallery di Londra, dipinti di Van Gogh provenienti dal Kroller-Muller Museum di Otterlo, in Olanda, alcune opere del Van Gogh Museum e dello Stedelijk di Amsterdam. E poi c'è un'opera del pittore tedesco Caspar David Friedrich che arriva da Colonia, un'opera del russo (naturalizzato francese) Nicolas De Staël da Dusseldorf a cui si aggiungono le tele concesse da istituzioni d’Oltreoceano, che vanno dalla National Gallery di Washington ai musei di Hartford e Los Angeles.
PER UN GAUGUIN 1 MILIONE DI TURISTI. Senza dimenticare il Museum of fine arts di Boston, che si priva di un’icona: il dipinto di Paul Gauguin Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? in grado di attirare oltre 1 milione di turisti all’anno.
«Sono arrivati una settantina di pezzi di Van Gogh, fra dipinti, disegni, lettere, libri», ha spiegato il curatore, «e quando un camion con cinque Kandinsky da Mosca era all’altezza dell’Ungheria, la direttrice della Tretyakov Gallery ha chiamato il funzionario che accompagnava i quadri per farlo tornare indietro. Non è stato facile convincerla a far arrivare il carico a Genova».
E non è stato l'unico ad avere dei dubbi: «È capitato lo stesso anche con un camion dalla Germania: il direttore del museo di Boston ha chiamato dicendo che erano letteralmente terrificati dalle immagini che vedevano sull'alluvione, non voleva più mandare due Monet e un Van Gogh, ed era in pensiero per il Gauguin, tanto che quasi avrebbe voluto riprenderselo», ha raccontato Goldin.

Decisamente sui generis anche l'atmosfera durante l'allestimento: «In genere, siamo circondati dal rumore e dalle persone che si spostano», ha detto ancora il curatore, «mentre stavolta era tutto ovattato, silenzioso: la situazione particolare, all'inizio non ci ha fatto percepire la bellezza delle opere. Ma alla fine, mentre fuori c’era il finimondo, abbiamo montato il Gauguin, che si può ammirare per la quarta volta in un secolo grazie a questa mostra: c'è voluto un anno per averlo a Genova».
Si tratta, infatti, del dipinto che gli allestitori hanno dovuto spostare con una gru, chiuso in una cassa di legno lunga oltre 4 metri, sollevandolo fino alle finestre del Salone del Maggior consiglio, dalle quali è poi entrato.
E sempre a proposito dell’allestimento, Goldin ha raccontato anche un altro aneddoto: «Per i documenti di Van Gogh c’era bisogno di una vetrina in più, ma la persona che aveva realizzato le altre nel frattempo aveva perso laboratorio e macchine nell’inondazione. Così, in un solo giorno è dovuto andare a Reggio Emilia e tornare con la vetrina finita».
RICOSTRUITA LA STANZA DI VAN GOGH. Il percorso della mostra - costata 5 milioni di euro, due dei quali coperti da sponsor - si apre con la stanza più famosa della storia dell’arte, quella di Van Gogh, ricostruita con tanto di mobili. Alla parete di fondo è appesa la tela con le scarpe di Vincent, che l’autore aveva regalato a Gauguin durante il loro breve sodalizio.
È stato ricostruito anche un altro luogo simbolico: la capanna di Tahiti con il pavimento sabbioso e la luce bassa in cui Gauguin ha realizzato l'opera Da dove veniamo?. Ma colpisce anche la stanza con le tele astratte di Wassily Kandinsky, un trionfo del lirismo e del colore, l’accostamento di Mark Rothko e Turner, che lascia senza fiato, la luce che Hopper fa entrare ne Il sole del mattino. Senza dimenticare, poi, le tinte rarefatte di Monet, i bagliori di Van Gogh e le acque di Friedrich.